LA STORIA DI TOMMASO ANIELLO D’AMALFI

Masaniello, pescatore e pescivendolo come il padre, era descritto così dai suoi contemporanei:

« Era un giovine di ventisette anni, d’aspetto bello e grazioso, il viso l’aveva bruno ed alquanto arso dal sole: l’occhio nero, i capelli biondi, i quali disposti in vago zazzerino gli scendevano giù per lo collo. Vestiva alla marinaresca; ma d’una foggia sua propria, la quale, […] alla mezzana, ma svelta sua persona molto di gaio e di pellegrino aggiungeva.»

Napoli era all’epoca, con circa 250.000 abitanti, una delle metropoli più popolose dell’Impero spagnolo e di tutta Europa; e piazza del Mercato, nei cui dintorni Masaniello trascorse tutta la sua vita, ne era il centro nevralgico. Ospitava bancarelle che vendevano ogni sorta di merce, palchi da cui i saltimbanchi si esibivano per i popolani ed era, come ai tempi di Corradino di Svevia, il luogo preposto alle esecuzioni capitali. Essendo il principale centro di commercio della città, in piazza aveva luogo la riscossione delle imposte da parte degli arrendatori al servizio del governo spagnolo.

Napoli è la città di Masaniello (vero nome: Tommaso Aniello d’Amalfi), simbolo di ribellione contro l’arroganza dei potenti, era un popolano che si mise al capo di una rivolta della gente semplice della città contro dazi e gabelle ed il malgoverno dei nobili che affamavano i più umili. Dopo un primo momento di vittoria, Masaniello impazzì (forse a causa di un avvelenamento da parte degli spagnoli), perse il controllo delle masse e venne ucciso proprio dai popolani, consentendo al governo di restaurare l’ordine.

 

 

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